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LA FORTEZZASperone strategico a dominio della pianura

Le prime notizie su Verrua Savoia risalgono all'anno 999, quando l'imperatore Ottone III assegnò a Leone Vescovo di Vercelli, mediante un atto ufficiale vari beni territoriali, tra cui Verrua.
Durante i secoli successivi l'insediamento fortificato, collocato su uno sperone collinare proteso sul Po, subì numerosi assedi, distruzioni e ricostruzioni in quanto era posto in un luogo di confine e quindi conteso tra il Vescovo di Vercelli, i Marchesi del Monferrato, i Visconti di Milano, le famiglie nobiliari vercellesi degli Avogadro e dei Tizzoni ed i conti. Nel 1167, a seguito dell’assedio del Barbarossa, il Vescovo di Vercelli perse definitivamente il castello di Verrua, che passò nelle mani dei Marchesi del Monferrato fino al 1248, quando i Conti di Savoia si impadronirono temporaneamente del castello. Nel 1559, quando la fortezza si trovava ormai in pessimo stato di conservazione, con ampie parti delle mura distrutte e senza le porte I Savoia acquisirono stabilmente la fortezza di Verrua e i territori circostanti.

La fortezza in quel periodo era composta da tre parti distinte: il castrum, cioè la rocca vera e propria, posta in posizione più alta, in modo da dominare il territorio, il castrum planum, insediamento abitato, fortificato anch’esso, dove erano presenti la pieve ed il cimitero, e il borgo, ai margini del castrum planum, circondato da mura e da una serie di torri circolari. Si trattava però di un complesso scarsamente difendibile, in relazione all’evoluzione delle tecniche di assedio.

Nel 1613 l’ingegnere Ercole Negro di Sanfront fece un sopralluogo a Verrua con l’obiettivo di ampliare ed ammodernare la fortificazione, dando l’avvio a un progetto di riorganizzazione che sarà concluso nella seconda metà del XVII secolo. La sua posizione strategica, al confine del Marchesato del Monferrato e lungo la via che portava al Ducato di Milano lo sottopose a molteplici assedi nel corso delle frequenti lotte di quei secoli.

Nel 1625 il Duca di Feria, governatore di Milano, al comando di 25000 soldati spagnoli, tentò, dal 9 agosto al 17 novembre, di espugnare la fortezza, che era stata a torto ritenuta un ostacolo facilmente superabile. A causa di errori tattici, ma anche del terreno accidentato, la cui conformazione non permetteva di effettuare un assalto efficace, gli spagnoli dovettero desistere dai loro propositi e furono successivamente allontanati dalle truppe franco-piemontesi, comandate dal duca Carlo Emanuele I.

Sperone strategico a dominio della pianura

Dal 1639 al 1642 il complesso fu coinvolto nelle lotte tutte interne al Ducato di Savoia fra Madamisti e Principisti. Dapprima conquistato dagli spagnoli, al comando del principe Tommaso di Savoia, che cercarono di migliorarne le difese aggiungendo un bastione, fu successivamente espugnato dall'esercito franco-piemontese nel 1642, tornando nelle mani della reggente del Ducato di Savoia, Madama Reale Cristina di Francia.
Nel 1656, con il preciso intento di ampliare la fortezza in modo da renderla capace di resistere agli assedi portati con armi da fuoco sempre più evolute, fu affidato a Carlo Morello l’incarico di progettare l’ampliamento della fortificazione verso il borgo, maggiormente esposto all'offensiva nemica. Gli importanti lavori furono realizzati dal figlio, Michel Angelo Morello, come documentato da un disegno del 1670, dove sono visibili i nuovi bastioni edificati in fogge moderne, la cui realizzazione comportò la demolizione del borgo, in quanto la sua permanenza sarebbe stata pericolosa in caso di assedio.
Nell'ottobre del 1704, durante la guerra di successione spagnola, iniziò l'ultimo assedio subito dalla fortezza di Verrua, portato dalle truppe francesi comandate dal generale Vendôme e che costò la vita a circa 13.000 soldati. Questo assedio durò fino al 9 aprile 1705, oltre ogni previsione degli assedianti, che immaginavano di conquistare la fortezza al massimo prima dell'inverno.

Le prime operazioni comportarono l'attacco alla collina di Carbignano, sulla quale era stato realizzato un altro forte ed una serie di trincee, che caddero dopo circa un mese di combattimenti, permettendo così procedere alla seconda fase e cioè all'assedio del più munito forte di Verrua. I combattimenti durarono ininterrottamente, nonostante la rigidità dell'inverno, fino a quando i soldati rimasti nella fortezza dovettero arrendersi per mancanza di viveri e decisero di far saltare le fortificazioni, ad eccezione della rocca, dove si ritirarono. L'eroica e sfortunata resistenza di Verruca (questo il nome della località e della fortezza in epoca medievale e fino al Settecento), logorando le truppe francesi, permise al duca Vittorio Amedeo II di riorganizzare le truppe piemontesi e di giungere, nel 1706, alla vittoria contro i francesi nella memorabile battaglia di Torino, destinata a segnare le sorti della guerra e dell'Europa, insieme a quelle della dinastia dei duchi di Savoia, i quali, proprio grazie a questa vittoria, non solo non persero il Piemonte, ma addirittura diventarono re, avendo ottenuto in premio per la vittoria la corona reale di Sicilia prima e di Sardegna poi.
Dopo le distruzioni effettuate nel corso dell’assedio, quello che ancora rimane è l’edificio al culmine della collina con il Dongione, assieme a qualche rudere dei bastioni più esterni e a qualche tratto delle gallerie di mina e contromina che erano presenti nel sottosuolo. Nel 1726 furono avanzate delle ipotesi di ricostruzione poiché fu richiesto all'ingegnere Ignazio Bertola un progetto che prevedeva la riedificazione quasi totale della piazzaforte, probabilmente non attuato per la diminuita importanza strategica che Verrua aveva assunto nel Settecento, in relazione alle nuove acquisizioni territoriali del Regno Sabaudo verso est (Novarese, Lomellina e Tortonese).
Nell'Ottocento il forte subì un radicale mutamento di destinazione, diventando una residenza nobiliare e furono quindi effettuati lavori di adattamento alla nuova destinazione: si demolirono il ponte levatoio, spostando l'ingresso nella posizione attuale, e i fabbricati delle caserme, che occupavano i cortili, costruendo invece un piccolo edificio destinato a casa del custode. Il Palazzo del Governatore divenne quindi l'abitazione del marchese e fu decorato all'interno con affreschi e boiseries, mentre le colline circostanti furono trasformate in terreno agricolo e coltivato a vigna.
La storia più recente è contrassegnata dall'abbandono del complesso e dal suo progressivo deperimento. Nel 1955 i Marchesi d'Invrea vendettero l'edificio ad una ditta che estraeva dalla collina materiale per produrre cemento. A causa degli scavi effettuati mediante esplosivo, nel 1957 una enorme frana travolse una abitazione sotto la collina, causando sette vittime e distruggendo persino parte del ponte sul Po. La frana fece inoltre crollare una parte molto vasta del complesso della fortezza di Verrua, mentre altre parti, rese pericolanti dalla frana, furono demolite. Tra queste fu demolita anche la chiesa di S. Giovanni Battista Martire, mentre il grande pozzo, largo più di 3 metri e profondo quasi 100 metri, fu riempito con i detriti prodotti dalle demolizioni e dai crolli.